Parliamone

Impatto · partner di progetti selezionati

Ci seguono mentre navigano.Noi vogliamo esserci mentre disegnano la barca.

Entriamo su un'idea che non esiste ancora, o su una cosa che c'è già e non rende.E ci mettiamo dentro il nostro lavoro come se fosse un soldo nostro.Ne scegliamo uno all'anno.

Entriamo con una quota, o con una percentuale sui ricavi.Se funziona guadagniamo insieme. Se non ci crediamo abbastanza, vi facciamo un preventivo come tutti.

Cosa intendiamo

Non è beneficenza.E non è marketing.

«Impatto» è una parola consumata. Per noi vuol dire una cosa sola: progetti che lasciano qualcosa a persone vere, e che da soli non partono.

Non è beneficenza.

Ci guadagniamo, e vogliamo che ci guadagni anche chi ci porta il progetto. Una cosa che sta in piedi solo finché qualcuno la finanzia non è impatto: è assistenza, e finisce quando finiscono i soldi.

Non è marketing.

Non serve a farvi sembrare buoni. Se un progetto esiste per essere raccontato, il racconto si sente — e comunque quello sappiamo farlo, ve lo vendiamo dalle altre porte.

Se manca la ragione sociale è marketing.Se manca il modello economico dura un anno.

Da dove entriamo

Portiamo la regia e trent'anni di mestiere.E tutto quello che serve a farsi capire.

Un progetto non muore perché il video è brutto. Muore perché nessuno ha deciso a chi parlava, perché il sito non c'era,perché la campagna è partita tardi, perché chi doveva raccontarlo non aveva tempo. Noi entriamo prima, e restiamo fino alla fine.

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    Quando è ancora un'idea

    la chiglia

    Si decide cos'è, per chi, e se sta in piedi. È la parte in cui si butta via di più, ed è quella in cui si risparmia di più.

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    Quando si progetta

    lo scafo che prende forma

    Cosa serve davvero, quanto costa, in che ordine si fa. Un piano che si può guardare, non un elenco di desideri.

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    Quando si decide come farsi trovare

    la lanterna a bordo

    A chi si parla, dove, con cosa. Una luce a bordo fa due cose insieme: ti apre la strada davanti, e ti fa vedere da chi ti sta cercando.

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    Quando si fa

    la prima accensione

    Sito, contenuti, campagne, video, automazioni con l'AI. Tutto quello che nelle altre tre porte vendiamo, qui lo mettiamo dentro. Anche quando la barca c'è già e non la vede nessuno.

Il patto

Ci mettiamo dentro il nostro lavorocome se fosse un soldo nostro.

Di solito funziona così: ci chiedete un lavoro, lo facciamo, ci pagate. Come con un idraulico.

Con uno all'anno facciamo un'altra cosa. Rinunciamo a gran parte di quello che chiederemmo, e in cambio prendiamo una parte di quello che il progetto produrrà. Se produce, guadagniamo insieme. Se non produce, abbiamo perso il nostro tempo come voi avete perso il vostro.

E non serve che sia una cosa nuova. Un artigiano che vende bene di persona e quasi niente online: gli rifacciamo il sito, gli mettiamo le campagne, gli costruiamo i contenuti — e prendiamo una parte di quello che entra in più. Prima non entrava.

Un faro non si fa pagare dalle navi che gli passano davanti.Si fa pagare quando arrivano in porto.

Le tre forme che abbiamo già firmato

  1. Un compenso ridotto, più una percentuale.

    È il caso di The Miracle: una quota fissa per il lavoro — fino all'80% più bassa di quella che chiederemmo — più una percentuale sui diritti e sulle rivendite. Il rischio è diviso, e lo è anche quello che viene dopo.

  2. Una quota della società, e una percentuale sugli utili.

    È il caso di Olisticacademy: qui non c'è un cliente, c'è un'impresa comune.

  3. Il progetto è nostro, e cerchiamo chi lo condivida.

    È il caso di Anch'io Posso: l'idea, i sei anni di lavoro e la rete sono nostri, e cerchiamo chi ci metta le competenze o le risorse che non abbiamo. Chi entra non è un fornitore e non è un donatore: è dentro, con la sua parte.

Non c'è un listino: si guarda il progetto e si sceglie insieme la forma. Se non ci crediamo abbastanza, vi facciamo un preventivo normale.Il nostro sì vale qualcosa proprio perché possiamo dire di no.

Quello che abbiamo fatto

Tre progetti.Tre modi diversi di esserci dentro.

Un portatile disegnato con, sullo schermo, la pagina vera dei corsi di Olisticacademy

Un'impresa comune

Olisticacademy

La piattaforma italiana di videocorsi olistici nata da OlisticMap, vent'anni nel settore: insegnanti selezionati, lezioni girate in studio. Ci siamo dentro da soci — i video, le automazioni con l'AI, la gestione. Non c'è un cliente da fatturare: c'è un'azienda, e guadagniamo quando guadagna lei.

olisticacademy.it →
Una distribuzione all'aperto: una donna con uno scatolone, un uomo con il registro, dietro una folla che aspetta

Il progetto era di qualcun altro

The Miracle

Un documentario sulla rinascita di Gheorghe Ignat, prodotto con Fight For Freedom. Non abbiamo venduto un video: facciamo tutti i contenuti del documentario — trailer, interviste, materiali della campagna — e abbiamo costruito la raccolta fondi su Indiegogo.

La pagina del documentario →
Il gruppo dei ragazzi del laboratorio, stretti insieme sulla soglia della sede

Il progetto è nostro

Anch'io Posso

Sei anni, quattro associazioni, quarantacinque ragazzi con disabilità o disagio formati al mestiere del video. Il passo che manca — una casa di produzione che li assuma — non lo facciamo da soli. Questo è quello per cui stiamo cercando qualcuno adesso.

La pagina del progetto →

Quello che hanno in comune non è il tema.È che nessuno dei tre sarebbe partito da solo.

L'acceleratore

C'è chi la barca non deve costruirla.Ha già una casa sul porto.

La casa color crema sul molo del porto si anima: una troupe monta macchina e luce, due persone portano una tavola coi fiori, sulla porta la padrona di casa accoglie, una barca a vela è ormeggiata agli scalini
HiLocation

Il posto c'è già

Ville, tenute, loft: luoghi che esistono già e lavorano meno di quanto potrebbero. Qui non partiamo da un'idea, acceleriamo una cosa che c'è. Investiamo noi su sito, immagini e comunicazione, portiamo set, matrimoni ed eventi, e guadagniamo una parte dei lavori che arrivano grazie a noi. È lo stesso patto, applicato a un posto invece che a un progetto.

HiLocation per le proprietà →

Il posto c'è già. Manca chi lo faccia partire.

Il filtro

Non scegliamo i progetti.Scegliamo le persone.

Ne facciamo uno all'anno, e in quell'anno ci mettiamo dei soldi nostri. Quindi guardiamo prima chi ce lo porta, e poi cosa porta.

Diciamo di no quando l'entusiasmo sta più nelle parole che nei fatti. Ne facciamo uno all'anno: sceglierlo male vuol dire perdere l'anno.

Cinque condizioni.

Segna quelle che valgono per te. In fondo ti diciamo cosa ne pensiamo, anche quando la risposta è «non da questa porta».

Cerchiamo qualcuno che ci assomigli in questo:che tenga al proprio lavoro più di quanto tenga a sembrare bravo.

Le domande

Quattro domande.La seconda non ce la fa mai nessuno.

Non lavoriamo gratis: lavoriamo per molto meno e prendiamo una parte di quello che viene dopo. Ce lo permettiamo per uno all'anno perché negli altri undici mesi ci pagano a preventivo come tutti.

No. Mettiamo lavoro e rischio, non ci mettiamo al vostro posto. Chiediamo di poter dire la nostra quando pensiamo che stia andando male — e di essere ascoltati, non obbediti.

Serve che lasci qualcosa a qualcuno oltre a chi lo porta. Olisticacademy insegna discipline olistiche e non è un progetto sociale in senso stretto. Se cresce solo il vostro fatturato è un lavoro normale — ve lo facciamo, ma da un'altra porta.

Si parla, e se ci interessa lo studiamo per qualche settimana prima di dire di sì. Poi si fissano dei traguardi con una data: se si raggiungono si va avanti, se no ci si saluta come ci si era detti. All'inizio si mette per iscritto.

Come si comincia

Raccontamela.

Non serve un piano, non serve un budget, non serve che sia già bella.Serve che sia tua, e che ti interessi più di quanto interessi a noi.

Scrivici due righe su cosa vuoi far succedere e perché adesso. Se ci interessa lo studiamo sul serio; se non fa per noi, te lo diciamo in fretta.

Rispondo io. — Christian Moggi

Ci seguono mentre navigano.Prova a chiamarci mentre disegni la barca.